martedì 3 novembre 2009

Crisi positiva e vantaggio competitivo

Capitalizzare l'esperienza che ha scosso il mondoCrisi, recessione, ristrutturazione : parole abusate per descrivere – senza fantasia – una situazioneeconomica che le aziende hanno subito, provocato, cavalcato. Fatto sta che ora ci stiamo facendocoraggio a vicenda e tentiamo di uscire dallo stato critico convincendoci con ottimismo che ormai il peggioè passato.


Le aziende – sosteniamo – devono prepararsi ad affrontare il “dopo”, per cogliere l'attimo delvantaggio competitivo. Già, perché ormai viviamo in un mercato talmente veloce che ciò che rendeun'azienda più concorrenziale dell'altra dura un istante, prima che la differenza venga copiata edutilizzata a favore degli altri. A meno che......A meno che questo vantaggio competitivo non sia qualcosa di speciale, che diventi radicato nellacultura dell'organizzazione e ne rappresenti il fulcro, risieda nel DNA delle persone, renda l'azienda“unica” nella sua diversità, produca benefici a lungo termine.


Il vantaggio competitivo di cui parlo è visibile nello stile professionale della popolazione aziendale, nellaleadership di chi guida, nella managerialità di chi gestisce, nella condivisione ed applicazione dei valori dichi agisce all'interno. Riconoscere ed evolvere i diversi – seppure efficaci – stili dei leader e dei managerche producono business, acquista valore esponenziale attraverso il “coaching”.


La formula relazionaleinnovativa permea la cultura aziendale e procura il vantaggio competitivo di lunga durata, replicabilesì, ma con tempi lunghi e mai alla stessa maniera; dipende dall'impegno individuale dei singoli e dallapartecipazione sentita del conduttore principale. Chi sta in cima, fa la differenza.In tempi complessi a causa di cambiamenti significativi, riduzione del business o improvvise variazioniambientali, è imperativo che tutti quanti siano sintonizzati senza equivoci sugli stessi obiettivi: mantenereelevata motivazione ed energia (senza farsi deprimere dal “cosa succederà alla mia poltroncina?”),rendere agili le necessarie procedure (evitando lacci e lacciuoli della burocrazia sospettosa), ottenererisultati in modo efficace ed efficiente (pensando più al business e meno a far bella figura), contenere icosti (mantenere le buone abitudini di recente necessaria acquisizione), considerare le richieste dei clientie rispondere adeguatamente (sempre con un occhio al profitto, è ovvio), collaborare (obiettivi condivisi),delegare (non pretendere di far tutto da soli), sviluppare gli altri (senza paura che diventino più bravi dinoi). Sì, lo so, niente di nuovo in apparenza, a parole. Ma nei fatti?Il coaching è una metodologia relazionale (che parte dall'individuo, verso capi, colleghi, collaboratori) cherende possibile un'inversione concreta delle abitudini inefficaci, basta volersi rinnovare con menteaperta e cuore disponibile.


Il segreto del successo sta nell'accumulare nuove esperienze, utilizzandostrumenti di facile apprendimento che permettano di pensare in modo diverso partendo da sé edesplorando gli altri. A questo punto si acquisisce la conoscenza profonda di se stessi e del valore deicomportamenti per guidare gli altri, siano essi capi o colleghi, sviluppando i propri collaboratori conevidente efficacia.

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